Rappresentazione stilizzata del re degli scacchi con occhiali scuri e bastone bianco: (logo) A.S.C.I.D

Associazione Scacchisti Ciechi Italiani Dilettantistica

Scacchi e non vedenti

Tratto da una relazione scritta a cura di Claudio Gasperoni e Stefano Murgia.

Cenni storici sulle associazioni di scacchisti non vedenti

L'International Braille Chess Association (IBCA)

Già dall'inizio del ventesimo secolo in alcune nazioni si iniziarono a formare gruppi di scacchisti non vedenti o comunque disabili visivi. Tra questi gruppi iniziarono anche scambi epistolari, e per molto tempo il gioco si sviluppò soprattutto per corrispondenza.

Il 2 febbraio 1924 in Germania (Chemnitz, in Sassonia) venne fondato il primo circolo scacchistico di non vedenti. Questo può essere considerato come il primo fondamento della successiva nascita dell'IBCA. L'International Braille Chess Association fu fondata nel 1958 per iniziativa soprattutto di un tedesco e uno scacchista cieco inglese, R.W. Bonham, che ne divenne il primo Presidente. Le nazioni inizialmente rappresentate erano sette: Danimarca, Svezia, Austria, Gran Bretagna, Francia, Germania dell'Est e Germania Ovest (quest'ultima ospitava materialmente l'Associazione).

Oggi confluiscono in essa le Associazioni di scacchisti non vedenti e ipovedenti di circa sessanta nazioni. Scopo dell'IBCA è la promozione degli scacchi tra ciechi ed ipovedenti in tutto il mondo. Essa organizza periodicamente manifestazioni individuali o a squadre a livello mondiale e continentale e si pone come riferimento per gli interessi dei giocatori non vedenti e ipovedenti nei confronti della Federazione internazionale degli scacchi (FIDE).

In virtù di ciò la FIDE ha introdotto nei propri regolamenti delle regole specifiche per il gioco con i non vedenti, che vedremo in seguito. Una curiosità che possiamo anticipare è che la lingua usata per comunicare ad alta voce la propria mossa è il tedesco, evidente retaggio della maggioranza dei paesi fondatori...

Un altro fatto che genera talvolta curiosità o disapprovazione tra i vedenti è la scelta di non creare una distinzione nei tornei tra non vedenti assoluti e ipovedenti. Se questo non sarebbe coerente già dal punto di vista dell'integrazione, anche da un punto di vista pratico non sempre è facile trovare il grado di disabilità creata da un tipo, o un grado, di ipovisione rispetto ad un altro. L'IBCA ha preferito evitare tali questioni, rimandando alle diverse leggi nazionali lo stabilire la disabilità o meno della persona (questo è il motivo per cui accetta solo Associazioni nazionali, non singoli iscritti).

Un altro motivo pratico per evitare la distinzione è il numero fortunatamente sempre in diminuzione dei non vedenti assoluti. Tuttavia periodicamente questa discussione ricompare anche nel corso delle assemblee dell'IBCA. Mozioni perché le Associazioni nazionali siano obbligate ad avere nelle proprie rappresentative almeno una quota fissa di non vedenti assoluti non sono state approvate, come neanche l'attribuzione di premi specifici per categoria di disabilità. In parte alcune polemiche sono state indotte dalla tendenza di alcune nazioni a concedere l'accesso alle proprie rappresentative anche a giocatori con gradi minori di disabilità, in precedenza non ammessi. L'IBCA sta perciò studiando la possibilità di implementare controlli medici nel corso delle proprie manifestazioni.

Scacchiera che viene esplorata con le mani Un altro motivo di insoddisfazione di alcuni è l'idea che il giocatore ipovedente, e ancor più il vedente, possa ottenere dei vantaggi guardando l'esplorazione compiuta con le mani dal non vedente sulla propria scacchiera. A nostro parere questa ipotesi, che porta a fantasiose richieste di potere nascondere la scacchiera del non vedente mentre gioca, o di impedire al vedente di guardarla, trovano motivo solo nell'inesperienza del non vedente. Infatti i giocatori più esperti non esaminano la scacchiera tattile casa per casa, segnalando così il proprio punto di interesse, ma piuttosto la esplorano nella sua globalità, posando sopra di essa entrambe le mani aperte. In questo modo la scacchiera è coperta (ecco il motivo per le dimensioni di 20-25 cm per lato delle scacchiere più usate dai non vedenti assoluti). Altri, addirittura, non toccano la scacchiera se non per fare la mossa. Questo riteniamo sia un punto che richieda attenzione nella standardizzazione di un metodo per l'esplorazione della scacchiera.

Come possono giocare a scacchi i non vedenti e quali problemi incontrano

Dal secolo scorso i giocatori non vedenti hanno potuto affrontare i vedenti, anche grazie alle organizzazioni in corso di formazione e sviluppo. La loro riunione nell'IBCA e i suoi rapporti con la FIDE hanno permesso nel 1972 la standardizzazione di alcune caratteristiche che rendono accessibile il materiale.

Quando ci si chiede come possono giocare i non vedenti, si ottiene una risposta già cercando nei Regolamenti della FIDE. In particolare, l'ultima revisione dei suddetti regolamenti (in vigore dal luglio 2014) contiene l'Appendice D "Regole per il gioco con persone non vedenti o con handicap visivo".

afinché il giocatore non vedente possa esplorarla con le mani, la Scacchiera utilizzata, di lato che va da 20 a 30 centimetri, ha le 3 seguenti piccole modifiche:

  1. Le case scure sono rialzate di circa 3-4 millimetri in confronto a quelle chiare
  2. Ai pezzi neri è applicato un chiodino sulla sommità che permette di distinguerli da quelli bianchi.
  3. I pezzi vengono saldamente posizionati sulla scacchiera, o atraverso un piolo nella loro parte inferiore che si inserisce nel foro presente al centro di ogni casa, o attraverso magneti applicati a ciascuna casa e pezzo. Per il non vedente il pezzo è "toccato" solo quando viene sollevato dalla casa.
L'adattamento non materiale è poi l'annuncio della mossa, prima di premere l'orologio, da parte di entrambi i giocatori. In questo modo si gioca su due scacchiere, e ciascun giocatore esegue le proprie e altrui mosse sulla propria scacchiera.

Un altro adattamento è l'orologio reso accessibile: quando si tratta di un orologio analogico esso manca della copertura di vetro dei due quadranti: in questo modo il non vedente può toccarne le lancette (rinforzate) e i punti di riferimento per capire il tempo passato; quando si tratta di un orologio digitale esso deve permettere al non vedente di ascoltare quanto mostrato dal display (in cuffia, per non disturbare l'avversario).

Naturalmente gli organizzatori non hanno in genere a disposizione il materiale accessibile per i non vedenti, che sono quindi costretti a portare con loro scacchiera e, quando lo possiedano, orologio accessibili. Questo causa spese e difficoltà ai non vedenti: per molto tempo non è stato facile reperire scacchiere adatte, e spesso esse hanno dei costi non indifferenti. Ciò è ancora più evidente con gli orologi: gli orologi analogici accessibili sono a lungo stati fuori produzione, oltre che costosi. Ancora peggiore è stata la situazione con gli orologi digitali: a parte modelli poco diffusi, rapidamente andati fuori produzione, solo negli ultimi anni si è avuto a disposizione un orologio parzialmente accessibile (non programmabile in autonomia dal giocatore, pur permettendo invece di giocare sentendo le informazioni del display) Finalmente a questo ha fatto seguito un orologio digitale totalmente accessibile, prodotto dall'organizzazione spagnola per i non vedenti, che, con i suoi sviluppi, è diventato la prima scelta.

Tutti questi orologi digitali hanno però il gravissimo problema del costo molto elevato.

Se giocare non è quindi un problema insormontabile, non altrettanto buone sono le prospettive per quanto riguarda il materiale di studio. A parte le lezioni dirette, i libri e il software mostrano gravi problemi di inaccessibilità. I libri, infatti, sono ormai tutti stampati con la cosiddetta notazione algebrica con figurine. I non vedenti riescono a leggere i libri normali passandoli allo scanner e facendone una lettura mediante i programmi di riconoscimento caratteri (OCR). Questi tuttavia non riconoscono ovviamente le figurine, ma solo lettere e numeri. Quindi il non vedente è costretto a una faticosa correzione carattere per carattere di quanto prodotto dal programma.

Insuperabile però è il problema dei diagrammi, che non possono essere riconosciuti dagli OCR: quando non è riportata la serie di mosse che ha condotto alla posizione del diagramma il non vedente è impossibilitato a capire di che posizione si tratti.

Oggi le cose stanno leggermente migliorando per la diffusione di libri in formato elettronico, in particolare in un formato di testo facilmente leggibile con i normali programmi di lettura. Nessuno di questi è però in italiano.

La maggior parte poi dei software di studio e di gioco non sono accessibile (e lo sono sempre meno con l'andare del tempo). Raramente i produttori dei software si sono rivelati disponibili agli adattamenti necessari, e i non vedenti hanno sempre dovuto adattarsi ad usare quei pochi programmi che permettessero loro l'accesso. Il superamento di questi problemi richiederà un maggiore sforzo progettuale il più possibile coordinato da parte delle associazioni.

Potenziale di sviluppo e ri-abilitazione

Abbiamo quindi visto che gli scacchi sono l'unico gioco in cui i non vedenti possono con relativa facilità confrontarsi alla pari con i vedenti. Questo rappresenta, assieme al potenziale miglioramento del funzionamento cognitivo di qualsiasi scacchista, un'ulteriore influenza positiva del gioco degli scacchi per i non vedenti, essendo un potente fattore di integrazione.

Come citato l'ASCID ha tra le proprie funzioni statutarie la promozione dell'accesso dei non vedenti nelle strutture già presenti, cioé nei circoli di scacchi locali. Non si vuole infatti ghettizzare i non vedenti nei tornei solo a loro dedicati, ma bensì favorirne l'integrazione sociale. La nostra esperienza come giocatori ci permette di essere ottimisti al riguardo:

nella maggior parte dei casi il non vedente è ben accetto nei circoli che frequenta, e facilmente i giocatori vedenti si abituano alle piccole modifiche della loro pratica per renderla più accessibile. Il tutto, poi, si riduce spesso nell'abituarsi a dire a voce alta la notazione della mossa fatta, in modo che il non vedente possa facilmente seguire lezioni, analisi o commenti. In effetti, a nostro parere, questo si può ripercuotere positivamente anche sul vedente, che acquisisce una maggiore conoscenza della scacchiera.

Oltre ai tornei normali è però parere della nostra Associazione, come anche dell'IBCA, che le manifestazioni specifiche per non vedenti possano rappresentare per loro dei momenti importanti. All'inizio è talvolta utile fare sentire il non vedente più a suo agio, in mezzo a propri pari. Allo stesso modo anche l'esperienza internazionale con altri non vedenti permette al singolo di confrontarsi con il mondo, di capire come si possano raggiungere livelli elevati nella comprensione del gioco, e di come i più forti lo siano grazie anche all'esperienza con i vedenti.

La ricerca scientifica negli scacchi in generale

La psicologia si è occupata degli scacchi almeno da fine '800, con il noto studioso Alfred Binet e i suoi studi, tra l'altro, sul gioco alla cieca e la visualizzazione. Col tempo si sono sempre più avuti studi orientati ad esaminare funzioni cerebrali quali memoria, attenzione, problem solving (nel nostro caso, capacità di trovare la mossa o il seguito più corretti), lateralizzazione emisferica, ecc.

Da qualche decennio lo sviluppo delle neuroscienze e la disponibilità di esami diagnostici in grado di fornire immagini del funzionamento cerebrale durante le "operazioni" scacchistiche ha chiarito diversi aspetti. Tuttavia si sono generati sempre nuovi dubbi e nuove ricerche. Molto attivi nella ricerca applicata agli scacchi sono ultimamente, ad esempio, gli studiosi cinesi. Il rapido sviluppo degli scacchi occidentali in Cina (rispetto agli scacchi cinesi e al Go) con la crescita di numerosi giocatori di livello internazionale, e la disponibilità dei macchinari necessari (Risonanza Magnetica funzionale, per esempio), hanno permesso studi molto interessanti (per esempio sulla differente lateralizzazione emisferica della attività cerebrale tra i maestri di scacchi e quelli di Go).

Si è assistito anche alla demitizzazione del gioco come esclusivamente razionale, tanto da essere stato usato come modello per l'Intelligenza Artificiale. Ormai è evidente che le scelte "razionali" umane sono fortemente influenzate da altri aspetti come le emozioni. Lo stesso ex campione del mondo Gary Kasparov, famoso anche per le sue grandissime capacità di calcolo sulla scacchiera, ha pubblicato un libro (Gli scacchi, la vita - anche se la traduzione del titolo originale sarebbe suonata "Come la vita imita gli scacchi") dove mostra di avere capito bene che le scelte cosiddette razionali sono dettate da motivazioni non esplicite, quali emozioni e fantasie legate al momento della partita, al contesto, a speranze e paure. Kasparov fa notare quanto sia importante lavorare anche su questi aspetti, non solo sullo studio per migliorare la propria tecnica e rinforzare le proprie capacità cognitive come attenzione e memoria, per migliorare i propri risultati non solo negli scacchi ma nella vita in generale.

La ricerca su scacchi e non vedenti

Nonostante la grande quantità degli studi suddetti, ben pochi sono quelli che si sono occupati degli scacchisti non vedenti. Inoltre, quand'anche siano stati citati i non vedenti, lo si è fatto solo per paragonare specifici aspetti a quelli studiati. Per esempio, in uno studio sulla fissazione oculare su case e pezzi durante la valutazione delle mosse candidate e delle varianti, si è efficacemente confrontato quanto riscontrato dall'osservazione della esplorazione manuale della scacchiera da parte dei non vedenti (sempre durante l'analisi di mosse candidate e combinazioni).

Anche se interessanti (e replicati con metodiche moderne) gli studi sul gioco alla cieca e sulla visualizzazione relativa possono tutt'al più essere applicati agli ipovedenti o ai non vedenti tardivi (cioè non dalla nascita o dai primissimi anni di sviluppo). In questi studi si evidenziava la differente modalità di "vedere" nella mente la scacchiera. Anche tra giocatori di livello mondiale solo una minoranza, all'incirca un terzo, vedeva la scacchiera in maniera realistica, come una fotografia o un video. Gli altri potevano visualizzarne una immagine schematica, non realistica, o addirittura molti non vedevano affatto una scacchiera, ma piuttosto ne avevano una rappresentazione virtuale, legata più alle relazioni e al movimento potenziale dei pezzi che all'aspetto di pezzi e case. Lo stesso campione del mondo Alechine sosteneva di non vedere a mente la scacchiera, ma di averne una visione "astratta", in cui i rapporti tra pezzi e schemi venivano richiamati automaticamente pensando alle singole case e punti di interesse.

Differenze specifiche tra ciechi assoluti e ipovedenti

La principale fonte di informazioni sul modo di funzionare degli scacchisti non vedenti e ipovedenti non è la letteratura sugli scacchisti, ma quella generale sui non vedenti. A questo proposito la distinzione principale da fare è quella tra non vedenti dalla nascita, o dai primissimi anni dello sviluppo, e coloro che sono divenuti non vedenti in età più avanzata. Questi, in qualche modo, possono essere più facilmente paragonati agli ipovedenti, in particolare a quelli con un maggior grado di disabilità.

Oggigiorno, come accennato, è possibile con sempre maggiore facilità studiare nei dettagli il funzionamento del cervello durante attività specifiche. Si può così esaminare se vengano attivate, durante un particolare esercizio (cognitivo, visivo, o altro) aree diverse quando a compierlo siano vedenti o non vedenti. La ricerca scientifica ha potuto così mostrare come non solo non esista un sesto senso dei non vedenti, ma che in parte le aree attivate dai non vedenti siano le stesse dei vedenti. Si sta progressivamente evidenziando il fatto che le aree cerebrali sono solo in parte specifiche per determinate funzioni: la visione non è un senso che attiva solo le aree ritenute classicamente legate ad essa, ma anche altre. O ancora, aree che si ritenevano specifiche per determinate funzioni, come l'area per il riconoscimento delle facce, possono essere attivate anche da altri compiti, come il riconoscimento dei "pattern", cioé gli schemi tipici, da parte degli scacchisti sia vedenti che non.

Principalmente questo è dovuto a una maggiore complessità del cervello rispetto alle vecchie teorie "topografiche", che appunto ricercavano aree specifiche per specifiche funzioni. Tuttavia la perdita della vista porta anche a riadattamenti funzionali, grazie alla cosidetta plasticità cerebrale, o al riuso di aree non utilizzate nel modo comune.

La capacità di adattamento del cervello (plasticità) a cambiamenti traumatici come la perdita di un senso è notoriamente maggiore nei periodi deputati ancora allo sviluppo. Questi periodi sono classicamente considerati i primi anni di vita, ma tutta l'adolescenza (oggi grossomodo dai 12 ai 24 anni) è un periodo di grandi modifiche, anche cerebrali. Oggigiorno però è stato ampiamente dimostrato che il cervello continua a riadattarsi, non più solo con la morte programmata dei neuroni (come si riteneva in passato) ma anche con la loro nascita. Quindi anche chi perde la vista in età adulta ha la possibilità di riorganizzare diverse vie per elaborare quello che in precedenza era fatto con la vista.

Quando il cervello ha avuto la possibilità di strutturare, con la vista, le proprie vie e meccanismi per descrivere il mondo (per esempio la mappatura dello spazio) queste possono essere in qualche modo "riciclate" nel cervello del non vedente acquisito, che "impara" a strutturare altri segnali in una rappresentazione, in questo esempio, spaziale. I nuovi segnali saranno quelli sonori, quelli tattili (compresi i segnali che descrivono la posizione e il movimento del proprio corpo), con l'aggiunta di quelli olfattivi. Ovviamente questi sensi hanno una capacità di esplorazione del mondo diversa dalla vista. Concentrando il nostro interesse sul tatto, possiamo vedere come esso abbia una modalità di acquisizione degli stimoli sequenziale (anche questo concetto oggi è in parte messo in discussione, ma lo considereremo valido per semplicità). Un esempio può essere quello dell'esplorazione di un corridoio da fare per raggiungere la stanza adibita al proprio studio: il non vedente imparerà, toccando la parete con la mano o con il bastone quale sia il numero d'ordine della porta dello studio. Cioé, per esempio, che il suo studio sarà nella quarta porta del corridoio. La si potrà in seguito raggiungere contando le porte, o contando i passi, ma sempre grazie ad informazioni di tipo sequenziale.

Questo esempio è attinente al caso degli scacchi perché l'esplorazione della scacchiera adattata dei non vedenti è potenzialmente fatta proprio in tale modo. Se non educato a fare diversamente (e forse anche in tale caso) il non vedente esplorerà sequenzialmente la scacchiera, imparando a riconoscere in essa come vie preferenziali le case in rilievo e le case ribassate, comunque cercando di mantenere una uniformità dello stimolo. Perciò rischierà gli divenga più facile percorrere le diagonali piuttosto che le traverse. Mentre il giocatore più esperto, o più abile, imparerà a costruirsi una immagine mentale della scacchiera, il non avere acquisito dall'inizio un metodo "globale" per formarsene la rappresentazione mentale potrebbe essere una difficoltà per l'esperto stesso o, maggiormente, per chi non abbia tale esperienza.

Un esempio a tale riguardo viene da una partita tra due giocatori esperti (entrambi con Elo superiore ai 2100) in cui uno dei due commise un errore, la cui causa fu successivamente ricostruita da lui come segue: dovendo giocare una mossa della sua Donna da f6 a b6 (cioé in orizzontale lungo la sesta traversa) impiegò due mosse per farla, giocando prima la Donna da f6 a d8, e poi da d8 a b6. Dato che non c'erano motivi scacchistici per quanto fatto, nella ricostruzione dell'errore la causa fu trovata nel non avere "visto" la mossa sulla traversa, e avere seguito invece la più "facile" doppia mossa lungo la diagonale con le case della stessa altezza. Cioé anche un giocatore relativamente esperto ed abile vide solo la mossa più facile per il tatto.

Quando ci si voglia poi concentrare sui giocatori non vedenti dalla nascita o dai primissimi anni, coloro che non solo non abbiano cioé mai visto una scacchiera, ma neanche imparato a costruire delle mappe spaziali basate sulla vista, negli studi sui non vedenti ci si è molto interrogati se essi possano avere una rappresentazione spaziale comunque paragonabile a quella dei vedenti. A tale proposito essendo assenti gli studi sugli scacchisti non vedenti, è interessante esaminare gli studi sui vedenti nel gioco alla cieca.

Come abbiamo citato a partire dagli studi di Binet si sono distinte grossomodo due categorie di scacchisti visualizzatori: quelli che hanno una immagine realistica (o anche un po' meno) della scacchiera e della posizione su di essa, e quelli che invece non la vedono affatto come tale, ma ne hanno una rappresentazione non visuale, schematica, correlata più alle interazioni e agli schemi legati al dinamismo dei pezzi. Quest'ultima forma di mappa spaziale è, a nostro parere, potenzialmente applicabile al caso degli scacchisti non vedenti dalla nascita. Naturalmente tutto ciò andrebbe approfondito e provato con le adatte ricerche scientifiche, ma queste vanno incontro a diverse difficoltà.

La prima di tali difficoltà è l'esiguità numerica dei giocatori non vedenti dalla nascita. Dei campioni numericamente sufficienti potrebbero essere trovati solo reclutando giocatori da tutto il mondo, o comunque da molte nazioni.

Un'altra difficoltà sarebbe legata alla necessità di tenere conto delle differenze legate a caratteristiche personali, o culturali ed etniche, quale ad esempio la differente lettura della rappresentazione visiva tra occidentali (con una focalizzazione sui particolari) ed orientali (con una focalizzazione iniziale sulla globalità dell'immagine).

Nonostante le difficoltà, si ritiene che la ricerca sugli scacchisti non vedenti possa portare a conoscenze applicabili in numerosi campi, dalla riabilitazione alla modellizzazione di programmi (cioé, imparare come programmare computer perché facciano da soli operazioni legate al riconoscimento di quanto i loro sensori "vedono").

Conclusioni

Da quanto detto finora emerge, a nostro parere, il grande interesse e l'utilità del gioco degli scacchi per i non vedenti e gli ipovedenti, ma anche il valore potenziale di questo campione nella ricerca scientifica. L'A.S.C.I.D. intende, assieme ai suoi compiti statutari, promuovere ed attuare, nei limiti del possibile, gli studi su scacchi e non vedenti. Si sta inoltre portando avanti, grazie alla collaborazione con le Commissioni Training e Disabili della FIDE, un progetto per mettere a disposizione dei non vedenti materiale accessibile, nonché una ricerca per definire delle modalità strutturate dell'insegnamento degli scacchi ai non vedenti. La nostra Associazione è disponibile a tutte le collaborazioni al riguardo, e sollecita e ringrazia in anticipo per ogni suggerimento e sostegno, fattivo o progettuale.